SIRACUSA FUTURO


Per scegliere il nome di questo progetto abbiamo ragionato a lungo e giocato con molti nomi. E ci siamo fermati, appunto, su “Siracusa Futuro”, convinti che così si indicassero le due declinazioni intellettuali migliori d’una idea di sviluppo.

Siracusa è una realtà protagonista della storia italiana, perché rappresenta nel corso dei secoli poesia, tragedia, scrittura, elaborazioni intellettuali di altissimo livello, ma anche capacità scientifica, attenzione alle tecniche, alla modernizzazione, a quella sintesi di memoria, di radici e di progetto che è poi la leva reale dello sviluppo possibile.

Siracusa, dunque, per la cultura di questo paese, è uno dei “giacimenti” più importanti, probabilmente sottovalutato e fors’anche offeso, avvertito come marginale nella percezione stessa dei suoi abitanti rispetto ai grandi flussi nazionali. Ma ancora oggi esprime vitalità, risorse, intelligenze che vanno messe a sistema perché possano fare da lievito d’un progetto di crescita che non riguarda solo Siracusa, ma una realtà sociale ed economica più ampia.

C’è nella presentazione della Fondazione Garrone una frase su cui fermare l’attenzione: “La Fondazione intende dare un contributo concreto di idee e di risorse a programmi di comunicazione culturale, di ricerca e divulgazione scientifica, di tutela e promozione del patrimonio artistico”.

Nel pensare il progetto Siracusa ci siamo dunque concentrati su un concetto che è abbastanza diffuso in letteratura economica e comincia ad essere anche percepito come essenziale da più larghi settori dell’opinione pubblica: lo sviluppo sostenibile.

E sostenibile in una doppia accezione: quella temporale, per una capacità di reggere nel lungo periodo; ma anche quella della possibilità dell’ambiente sociale e naturale di “sostenerne” le conseguenze e valutarne, appunto nel tempo, i vantaggi, di percepirne concretamente il rapporto positivo costi-opportunità.

L’obiettivo d’una tale indicazione strategica è dunque quello di valorizzare le componenti che costruiscono lo sviluppo, non soltanto in termini di accumulazione di ricchezza - la contabilità del prodotto interno lordo - ma anche in termini di qualità dello sviluppo stesso.

Cos’è allora la sostenibilità per un territorio come Siracusa? Farne, per esempio, un luogo di accoglienza e diffusione di intelligenze, per valorizzare le proprie caratteristiche sociali, economiche, culturali e ambientali ma anche per diventare paradigma positivo di altre realtà.

Si ragionerà dunque di un Centro di Eccellenza e di una Cattedra Edoardo Garrone, in chiave di un’economia del turismo, che abbia Siracusa come base ma non Siracusa come unico destinatario.

Se c’è una possibilità di sviluppo reale per Siracusa e un po’ per quest’isola, per come mi ricordo la storia di quest’isola, avendoci vissuto a lungo e anche avendola per molti anni raccontata, essa è legata alla capacità di espansione della Sicilia rispetto alle altre aree.

Siracusa può essere insomma un centro di irradiazione di competenze per la valorizzazione dei beni ambientali e dei beni culturali in direzione dello sviluppo sostenibile, in cui attrarre e impegnare sia le migliori risorse intellettuali locali, sia le intelligenze più vivaci da tutta l’area del Mediterraneo.

La Cattedra Edoardo Garrone, dunque, avrà un senso se, sia sul versante di chi insegna sia sul versante di chi impara, farà crescere non soltanto i ragazzi e i professori di Siracusa o di Catania o di Ragusa, ma anche quelli in grado di venire a insegnare e a studiare qui dal Cairo, da Alessandria, da Tunisi, da Marrakech, dalle città algerine o dai paesi della sponda del Medio Oriente, sino a Israele.

Per dare vita a un luogo in cui, per esempio, le giovani generazioni israeliane, quelle giordane, quelle siriane pensano alla valorizzazione dei loro patrimoni, che somigliano molto al nostro. Il patrimonio d’un mare di civiltà, dialoghi, conflitti, commerci, qual è il Mediterraneo.

Siracusa come centro di irradiazione dell’economia della cultura. Come luogo in cui, oltre che discutere di radici e progettualità culturali, si affinano strumenti per valorizzare il territorio e definire paradigmi di sviluppo possibile.

Come si pensa di portare avanti un progetto del genere? Lo sviluppo è sostenibile dal punto di vista della tenuta delle forze locali soltanto se è condiviso, cioè se è giocato da attori che vengono dall’esterno e da attori locali: non c’è ipotesi di sviluppo, anche la migliore possibile, che sia calata dall’alto.

I modelli non servono se lo sviluppo non viene costruito sulle gambe di chi deve concretamente promuoverlo e realizzarlo. Con una sintesi virtuosa tra l’attrazione di risorse esterne e di valorizzazione delle risorse locali.

L’attrazione di capitali e risorse, fuori dagli schemi del protezionismo provinciale. Le relazioni da capitale sociale, la rete di rapporti: eccoli, dunque, gli strumenti d’un possibile sviluppo sostenibile.

L’ultima riflessione riguarda i contenuti di una proposta del genere. Non ci si ferma alla valorizzazione dei beni culturali chiusi in se stessi. Perché un sistema funziona solo se è, appunto, sistema, cioè se ai beni culturali si raccordano energie imprenditoriali e industriali, artigianato, nuove tecnologie.

La Sicilia ha un grande capitale intellettuale a disposizione, i ragazzi che escono dalle sue Università, che vanno qualificate e fatte crescere, mettendo a sistema le energia locali con le energie nazionali e internazionali.

La Fondazione farà tutto quello che è nelle sue possibilità per mettere le proprie capacità organizzative ed intellettuali a servizio di questo progetto.

Antonio Calabrò